Se la frutta a fine pasto ingrassi o meno è ancora una delle domande che più frequentemente i nutrizionisti ricevono dai loro nuovi pazienti!
Vantaggi della frutta a fine pasto
La frutta fresca ha in realtà ha pochissime kcal ogni etto, grazie all’elevato contenuto di acqua. La fibra, inoltre, conferisce alla frutta un buon potere saziante. Quest’ultima caratteristica la rende adatta come dessert di fine pasto, proprio per riempire quell’ultimo spazio che altrimenti si vorrebbe riservare ad un dolcetto.
Inoltre, la frutta è altamente indicata nella prevenzione delle patologie croniche come cancro e diabete, all’interno di una dieta mediterranea.
Ma allora in quali casi particolari si dovrebbe evitare la frutta a fine pasto?
Sono solo alcune le situazioni particolari prevedono che la frutta sia sconsigliata a fine pasto. Un esempio tipico è quando il paziente lamenta che la frutta post-prandiale crei un eccessiva fermentazione intestinale, tale da favorire dei sintomi intestinali che comunque hanno origine da una diagnosi ben precisa. Si tratta quindi di sintomi non causati dalla frutta in sè per sè. In questo caso, comunque, la soluzione sarebbe spostare la frutta ad altro momento della giornata, per esempio ad uno spuntino, anzichè eliminarla dalla dieta. In alternativa, si potrebbero selezionare, con l’aiuto di un professionista, gli accorgimenti per far fermentare di meno la frutta: sbucciarla e/o sceglierne i tipi meno fibrosi o zuccherini sono solo alcuni esempi.
Un altro motivo particolare per cui la frutta potrebbe essere sconsigliata a fine pasto è averne già mangiata a sufficienza… fuori pasto. Due porzioni al giorno di frutta fresca (ca. 400g) sono un quantitativo sufficiente per moltissimi adulti non particolarmente attivi. Non per forza quindi, abbondando di frutta, la salute migliora. Tutto sta nel capire qual è il fabbisogno energetico individuale e quali altre fonti di zucchero sono presenti nella propria dieta abituale. Visto che una kcal è una kcal prescindere dal cibo da cui proviene, eccedere di frutta potrebbe comportare un aumento del grasso ponderale a causa di un surplus calorico che non dipende dal cibo ingerito ma dalle kcal assunte in surplus rispetto alle proprie reali necessità energetiche o caloriche.
Infine, l’accusa per la frutta a fine pasto di aumentare gli zuccheri e quindi di favorire la risposta dell’insulina, non trova piena conferma. E’ si vero che la frutta è ricca di zuccheri semplici (prevalentemente fruttosio) e che la frutta stimola meno l’insulina rispetto all’amido presente in un piatto di pasta integrale. Tuttavia, ancora una volta, se la dose giornaliera di frutta è comunque commisurata al proprio fabbisogno energetico e se non ci sono fonti di zuccheri aggiunti nell’alimentazione abituale, non ci sono provlemi. Anzi, alcuni studi evidenziano che i polifeloni della frutta comportano un effetto antiossidante e antiinfiammatorio tale da constrastare l’effetto di un pasto ricco di zuccheri e grassi.




