Ma è vero che patate, melanzane, pomodori e peperoni creano infiammazione?

L’interesse per la dieta anti-infiammatoria è molto alto al giorno d’oggi visto il crescente numero di persone affette da patologie infiammatorie croniche. In particolare, sembra spopolare sul web la credenza che gli ortaggi appartenenti alla famiglia botanica delle Solanacee, come patate, melanzane, pomodori e peperoni possano aumentare l’infiammazione. Ma è proprio così?

Cosa è documentato da evidenza scientifica

La dieta è un fattore chiave nello sviluppo di patologie multifattoriali, dove appunto giocano un ruolo tantissimi diversi fattori. Così come è vero che una dieta anti-infiammatoria può ridurre il rischio di patologie infiammatorie, migliorarne il decorso o prevenire recidive, è altrettanto vero che una dieta pro-infiammatoria può aumentare il livello di infiammazione corporea e dunque il rischio di sviluppare patologie, peggiorarne il decorso o favorire recidive. E’ altresì noto che le Solanacee contengono glicoalcaloidi, i quali, a determinate concentrazioni, possono causare delle reazioni tossiche. Ma veramente tutti i pro di mangiare questi ortaggi (come la presenza di fibre, vitamine, minerali e anti-ossidanti) possono essere superati da questi possibili contro? Qual è la dose alla quale un glicoalcaloide può apportare conseguenze negative alla salute?

Cosa sono i glicoalcaloidi di patate, pomodori, melanzane e peperoni

I glicoalcaloidi sono molecole che contribuiscono alla naturale resistenza di molte piante a parassiti ed agenti patogeni. Esistono tanti tipi di glicoalcaloidi: caconine, solanine, solamrgine, solasonine, tomatina, deidrotomatina sono alcuni esempi delle sostanze contenute in patate, pomodori, melanzane e patate che si pensa portino infiammazione. Sono maggiormente concentrati nelle bucce e il loro livello può aumentare a seguito di lesioni fisiche (taglio durante il raccolto) o della germogliatura. Nelle patate, quando la concentrazione diventa molto alta, il sapore diventa amaro e la colorazione appare verdastra.

Cosa dice l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare)?

Gli effetti tossici acuti delle patate sull’uomo possono includere nausea, vomito e diarrea. Non sono noti effetti riguardi l’esposizione cronica a queste sostanze.

Ma allora, è sicuro mangiare patate, pomodori, melanzane e peperoni malgrado i glicoalcaloidi?

Nel 2020 l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha valutato i rischi per la salute umana e animale connessi alla presenza di glicoalcaloidi in cibo e mangimi, in particolare nelle patate.

Si è evidenziato che i sintomi di un’intossicazione da glicoalcaloidi possono manifestarsi con appena 1 mg di queste sostanze per kg di peso corporeo. Si è anche visto che le patate possono contenere minimo 1,1mg e massimo 276,6mg di glicoalcaloidi per kg di patate. Sulla base di ciò, si è notato che l’esposizione ai glicoalcaloidi nella popolazione umana può variare dai 78,3 microgrammi/kg di peso corporeo al giorno, negli adulti, a 535,1 microgrammi/kg di peso corporeo al giorno, nei bambini. Si può dedurre che nessuna evidenza scientifica ha mai comprovato gli effetti negativi del consumo di patate, soprattutto se mangiate moderatamente. E moderazione, varietà ed equilibrio sono alla base della dieta Mediterranea, la dieta anti-infiammatoria per eccellenza. Possono però porsi il problema, semmai, le popolazioni che per cultura alimentare tendono a mangiare patate quasi tutti i giorni (es: le popolazioni del Nord o dell’Est Europa)

Secondo la SINU (Società Italiana di Nutrizione umana), le patate possono essere consumate 1-2 volte a settimana e la porzione media è di 2 patate (200g). Non sono un contorno ma una valida alternativa a pane o pasta.

Come ridurre la solanina nelle patate e stare ancora più tranquilli

Sbucciare le patate riduce il livello di glicoalcaloidi del 25-75% cosi come bollirle in acqua (ulteriore 5-65%). Le patate vanno conservate in luogo fresco e asciutto e si sconsiglia il consumo di patate vecchie, secchi, verdi, germogliate o dal sapore amaro. Un semplice buon senso, per altro, no?!

Come è cambiato il tuo parere sul ruolo di patate, pomodori, melanzane e peperoni nell’infiammazione? Quanto spesso mangi questi ortaggi?

D.ssa Francesca Simonella – biologa nutrizionista

Mi presento, sono Francesca Simonella

Sono Francesca Simonella, Biologa Nutrizionista specializzata in strategie per promuovere e mantenere il cambiamento del comportamento alimentare in pazienti sani, malati e/o con esigenze particolari. Sono iscritta all’albo americano dei Registered Dietitian Nutritionist. Negli USA mi sono specializzata, ho seguito pazienti di ogni tipo come dietologo/dietista, fatto ricerca sul comportamento alimentare e insegnato un corso di nutrizione all’università. Sono attiva come International Affiliate of American Academy of Nutrition &Dietetics. 

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